mercoledì, 21 ottobre 2009
Churches Together in Britain and Ireland, un’organizzazione cristiana ecumenica, nel formulare l’invito al ministro inglese John Denham probabilmente non si aspettava di restare spiazzata dal suo discorso. Denham, segretario di Stato per le comunità e il governo locale, doveva parlare di dialogo interreligioso e politiche governative. Ne ha approfittato, si legge sul Guardian, per ricordare alle comunità cristiane che si può vivere bene, fare del bene ed essere altruisti senza credere in Dio, criticando per di più l’assunto che spetti alle religioni “definire, formare e trasmettere valori”. (Uaar.it)


postato da: statolaico alle ore 22:22 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, chiesa, esteri, notizie, ateismo, livello di osservazione
mercoledì, 21 ottobre 2009
Quando qualunque principio si scontra con il potere reale che controlla e governa questo paese il principio soccombe, sempre. A parte quello che c'è scritto nella Costituzione, che in questo paese pare sia divenuta carta straccia, l'Italia non è una pese laico. Potremmo dire che l'Italia sia laica solo nella misura in cui noi lo potessimo affermare senza smentite  e -soprattutto-  senza opposizioni nei fatti. Dire d'un fiato questa frase "L'Italia è uno stato laico!", è pronunciare una frase semplice che determina uno status, una condizione, basterebbe quindi solo poterla dire con serenità, perchè essa è una frase completa che inizia e finisce rendendo chiaro un fatto e non ha bisogno di aggiunte, di precisazioni, di nulla: indica un principio che basta a se stesso e nella sua chiarezza colma qualunque dubbio, elimina ogni perplessità, non lascia spazio ad interpretazioni rendendo inutile ogni altra obiezione. Nei fatti, pero'  l'Italia "è uno stato laico, se...", "è uno stato laico, ma...", inoltre c'è una laicità sana contrapposta ad una insana, ci sono radici imprescindibili, addirittura c'è chi distingue capziosamente laicità da laicismo, che è un po' come dire "patata" e vedere qualcuno che rimarca la distinzione tra la patata e il tubero commestibile della pianta della patata. Inutili bizantinismi, ma tant'è. E' superfluo anche dire che io sono sempre stato per nessun simbolo appeso al muro, cosi' come sono sempre stato per la religione cattolica fuori dalle scuole pubbliche. Su questo blog campeggia un banner per l'ora di ateismo a scuola: io ho aderito in un'ottica di provocazione, il messaggio che è giusto far passare, secondo me, è quello che deve tendere ad evidenziare come l'irc sia inconcepibile ma non solo, perchè a questo punto tutti gli altri (non essendo meno stupidi, si presuppone, dei cattolici), potrebbero giustamente pretendere ognuno qualcosa, quindi... "evviva la laicità!", dovrebbe essere la conclusione sperata: lo stato è stato, ognuno a casa propria -o nelle chiese-  appende, fa e dice quello che vuole: un po' come la provocazione di Luigi Tosti, il quale pretendeva di appendere un altro simbolo religioso a fianco dell'irremovibile crocifisso. Come a dire che non rimuovendolo (in violazione della laicità statale), si sarebbe aperta una strada ridicola che avrebbe visti appesi crocifissi, mezzelune, simboli ebraici e magari qualcuno entrare in aula accompagndo una vacca sacra. Ed io salto di nuovo sulla sedia, quando ripenso all'altro giorno in cui ho sentito parlare della proposta di un'ora islamica nelle scuole... ma come?! Non solo nessuno raccoglie alcuna provocazione (e non mi riferisco certo al piccolo banner nel mio sperduto blog ma a tutto il lavoro fatto finora da altri, sempre in quel senso,  e con ben più vasta visibilità), ma addirittura tutti  prendono sul serio questi discorsi ed ora, come tante ottuse galline, iniziano a beccarsi in un pollaio che sta diventando sempre più stretto. Aspetto con ansia l'ora di "tutto quello che c'è fuori dalla scuola", per farmi due risate in vostra compagnia.  
postato da: statolaico alle ore 21:25 | Permalink | commenti (8)
categoria:italia, diritti, democrazia, ateismo, laicitĂ , livello di osservazione
mercoledì, 21 ottobre 2009
L'altro giorno, il ministro Tremonti ha avuto la faccia tosta di dire un'ovvietà (parole giuste, in sintonia con la cei), lui dice in sostanza che il posto fisso è l'unica garanzia per lo sviluppo sociale. E' un dato di fatto, le famiglie si formano, si stabilizzano, crescono se sono supportate dal lavoro, dal lavoro fisso. Perchè ho scritto "faccia tosta"? Perchè nello stesso momento in cui il ministro esternava i suoi altalenanti pensieri,  il suo governo lasciava a casa (non si puo' più dire "licenziava", a quanto pare), tanti insegnanti precari  della scuola statale italiana: non solo il "precario dell'ultima ora", ma gente che col precariato tirava la carretta da venti, e anche più, anni: un bel calcio nel sedere, e con pochi complimenti, a tante "famiglie stabili" e già formate, insomma. Alla faccia dello sviluppo sociale sbandierato da un coccodrillo che stavolta piange addirittura contemporaneamente al suo disgustoso pasto. Ma non è questo il punto, quelle di Tremonti dovrebbero essere considerate banalità in un paese normale. Quello che mi ha indignato è la presa di posizione della Marcegaglia (Brunetta mi stupisce meno, devo ammettere). Secondo la rampante presidente di Confindustria, parlare di posto fisso rappresenta un impensabile passo indietro, rappresenterebbe (a suo dire), un ritorno al novecento (che cosa aveva il novecento, poi, di così brutto?), ed inoltre il posto fisso sarebbe anche la causa di tutto lo spreco statale a cui abbiamo assistito - negli anni- in Italia, essendo esso una mera fucina di fannulloni. Ora, prima di prendere l'intero pensiero dell'occhialuta presidentessa e buttarlo nell'immondizia, non posso non rilevare alcune imprecisioni e portare alla luce qualche mia osservazione. Prima di tutto tengo a precisare che non condivido, nella maniera più assoluta, l'impostazione di ineluttabilità che questa classe dirigente e politica pretende di dare al termine "flessibilità", saldandolo concettualmente a quello di "lavoro". Parlare di posto fisso sembra quasi come macchiarsi di qualche odioso crimine, "posto" e "fisso" non vanno mai menzionati insieme, si puo' provare a dirli sottovoce, ma consapevoli di infrangere questo nuovo tabù. Eppure bisogna avere la memoria molto corta per dimenticare il fatto che il posto a tempo indeterminato è stata una conquista sociale, una conquista dei lavoratori, un diritto acquisito con la lotta sindacale e prima di tutto operaia. E' chiaro che queste nuove "filosofie" economiche strizzano l'occhio solo da una parte e, senza alcun pudore, non fanno altro che destrutturare il corpo (che pensavamo acquisito), dei diritti dei lavoratori. Flessibilità, ci dicono, e la tragedia assume toni comici quando a dircelo sono quelle persone che hanno il posto fisso per diritto divino:  quei "professori", quegli "economisti", quegli "specialisti del lavoro", quei "politici" -ma tutti della stessa pasta- colpevoli di aver affossato il sistema per anni, creando questa situazione e lasciandoci in eredità i debiti di quest'Italia colabrodo, deficitaria, flessibile e chiavi in mano. Loro, che han fatto manbassa, continuano ad avere posti fissi ed anzi aumentano le retribuzioni e le parcelle per qualunque tipo di consulenza (pero' che furbi, i politici ed i tecnici), noi altri invece dobbiamo essere precari e flessibili... c'est la vie!. Ma il posto fisso, con buona pace della Marcegaglia, non è stato causa di alcunchè e gli sprechi che fa riecheggiare con le sue parole, quegli sprechi da baraccone statale in eterna perdita "tanto paga Pantalone", possono essere addebbitati solo alla peggiore politica, quella che con i "migliori" capitani d'industria ha sempre spartito il bottino pesando come un macigno su tutti gli italiani, senza distinzione di status (impiegati, operai, pensionati, casalinghe e chi più ne ha più ne metta). Si sono costruiti imperi, finanziate operazioni di fatto impossibili, barattato voti con posti di lavoro usati come merce di scambio, creati enti e baracconi inutili pur di continuare a spremere il limone fino a ridurlo in poltiglia. Ora, che la politica non solo si dimentichi di tutto questo, ma che addirittura lo usi come un cavallo di battaglia per il proprio tornaconto, mi sembra -francamente- insopportabile, al di la di qualunque limite di decenza, e che confindustria supporti questo tipo di politica, remando contro qualunque logica che sia davvero vicina elle esigenze del Paese, mi fa venire i brividi. Infine -e questa è una domanda aperta- da quando la nostra società ha ingranato la marcia della "flessibilità", di questa "panacea sociale" (a sentir loro), nella sostanza il paese è migliorato oppure è peggiorato? Stiamo tutti meglio o la qualità della nostra vita si è abbassata? E' una domanda stupidamente retorica, purtroppo io me ne rendo conto: ma quelli come la Marcegaglia, invece, se ne rendono conto?   


       
martedì, 20 ottobre 2009
Il Consiglio di amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’autorizzazione alla commercializzazione della pillola abortiva RU486. Come anticipato nei giorni scorsi, dunque, l’AIFA ha deciso di non aspettare i risultati dell’inchiesta parlamentare decisa dalla Commissione Sanità del Senato. (uaar.it)

Ed è giusto che l'aifa continui dritta per la sua strada, dal momento che -al di là delle mere polemiche- la ru486 è sicura e legale. L'inchiesta parlamentare è perfettamente inutile in questo caso (dal momento che in Italia la 194 è tuttora in vigore e dal 2007 l'Ente Europeo per il controllo sui farmaci ribadisce la sicurezza della RU486 e, sempre nello stesso anno,  viene trasmessa in Italia la documentazione per la registrazione del farmaco sulla base delle norme comunitarie, registrazione bloccata dalla Turco che con il suo atto ci dimostra che il servilismo nei confronti del clero non conosce colore politico), oltre che al di la della competenza del parlamento stesso: la fallita manovra gasparriana serviva solo a rimandare la possibilità di utilizzo della pillola abortiva, a guadagnare tempo. Ancora tempo. Altro tempo. Sfiorarando il ridicolo, pur di strisciare ai piedi dei vescovi.
venerdì, 16 ottobre 2009
Ateismo: s. m. negazione dell'esistenza di Dio o di qualunque realtà trascendente l'uomo | concezione filosofica fondata su tale postulato.

Agnosticismo: s. m. atteggiamento o dottrina di chi sostiene l'inconoscibilità di tutto ciò che non è verificabile sperimentalmente

Dubbio:
Etimologia
Dal lat. dubi°u(m), agg. neutro sost.; cfr. dubbio1
Definizione
s. m.
1 condizione di incertezza della mente o della volontà: lasciare, rimanere nel dubbio; essere in dubbio su qualcosa, se fare qualcosa | non c'è dubbio, è fuor di dubbio, è certo, è sicuro | senza (alcun) dubbio, senza ombra di dubbio, sicuramente | mettere in dubbio, manifestare la propria incertezza intorno a qualcosa | essere in dubbio, detto di cosa, essere in pericolo, lasciare luogo a incertezze: la sua rielezione è in dubbio. DIM. dubbietto
2 timore, sospetto: ho il dubbio che non abbia detto la verità; avere dei dubbi su qualcuno
3 cosa oscura, incerta; problema di difficile soluzione, questione controversa: risolvere, chiarire un dubbio
4 (filos.) atteggiamento metodologico da cui muovono varie teorie della conoscenza: dubbio assoluto, per gli scettici antichi, affermazione dell'impossibilità di una conoscenza certa, e quindi della necessità di dubitare di ogni asserto; dubbio metodico, nel pensiero moderno, sospensione preliminare di ogni giudizio, in vista di un approfondimento della conoscenza.



 
Mente: Sillabazione/Fonetica [mén-te]
Etimologia
Dal lat. me°nte(m), da una radice *men- indicante in generale l'attività del pensiero
Definizione
s. f.
1 l'insieme delle facoltà intellettive che permettono all'uomo di conoscere la realtà, di pensare e di giudicare (spesso in contrapposizione a corpo o a cuore): affaticare, riposare la mente; mente sana in corpo sano; ragionare con la mente e non col cuore | a mente fresca, riposata, quando è pienamente efficiente, ricca di energie dopo il riposo | a mente lucida, quando non è stanca ed è sgombra di pensieri e preoccupazioni | malato di mente, chi presenta alterazioni delle facoltà mentali
2 la sede in cui l'attività del pensiero ha luogo; testa, capo: che cosa ti salta in mente?; non mi passa neppure per la mente, non ci penso affatto
3 particolare attitudine, inclinazione mentale: avere una mente riflessiva, speculativa, calcolatrice
4 intelligenza, capacità intellettiva: mente acuta, ottusa; ristrettezza di mente | uscire di mente perdere la ragione, uscire di senno
5 il pensiero, l'attenzione: essere altrove con la mente; applicare la mente a qualcosa, rivolgerle l'attenzione; fare mente locale, accentrare il proprio pensiero intorno a un dato argomento, a una data cosa | volontà, proposito, intenzione: avere in mente una cosa, avere intenzione di farla; mettersi, ficcarsi in mente di fare qualcosa, ostinarsi nel volerla fare; levarsi qualcosa dalla mente, dissuadersi da un proposito
6 memoria: imparare, sapere, dire a mente; tenere a mente, ricordare; tornare alla mente, a mente, in mente, di cosa che si era dimenticata; mi è uscito, passato, scappato, di mente, me ne sono dimenticato
7 il complesso delle idee, delle cognizioni di una persona; anche, la persona stessa fornita di determinate qualità: educare la mente; le più belle menti del secolo; è una mente geniale, bislacca | il braccio e la mente, chi esegue materialmente un'impresa e chi la organizza e dirige.


Riprendo da qui, con questo nuovo post, il discorso sull'agnosticismo per chiarire il mio punto di vista e, soprattutto, perchè ritengo che l'argomento necessiti di uno spazio proprio. Innanzitutto devo precisare che ritengo la posizione agnostica frutto di un sistema di pensiero che ha dignità razionale e che è vicina all'ateismo pur mantenendo, rispetto ad esso, distinzioni catastrofiche: dignità che -per ovvi motivi- non vedo nella  scelta di chi riconosce un fine esistenziale che ha come presupposto la sottomissione dell'uomo alla divinità. L'uaar stessa accoglie al suo interno sia atei che agnostici e la vicinanza delle due visioni è innegabile, tuttavia ci fu un periodo all'interno dell'associazione in cui la parte più intransigente dei suoi membri accese una discussione serrata circa la possibilità di eliminare una "a" dall'acronimo: io non ero daccordo all'epoca e non lo sarei nemmeno adesso, perchè mi dispiacerebbe vedere privata l'associazione di una sua ricchezza, di un patrimonio importante e, fortunatamente, l'associazione  a tutt'oggi continua dritta per la sua strada senza sterzate integraliste: rinunciare alla componente agnostica  significava, dal mio punto di vista, fare a meno di un ingrediente per niente trascurabile ma, soprattutto, perdere di vista al proprio interno il valore laico di quell'unione, diventando noi stessi intolleranti: che senso aveva lasciar fuori persone che, pur avendo una visione diversa delle cose, mostrava di essere convergente sui temi per noi importanti, ai quali dava lo stesso peso avendone la nostra stessa percezione? Perchè tirare su dei muri puramente teorici, accademici, di principio? Io, questo, non lo potevo condividere. Ho fatto questa piccola premessa per dire che quello che io ora esprimero' sull'agnosticismo è (e ne sono consapevole), un giudizio di parte, il giudizio di un ateo che -per il fatto stesso di denunciarsi come "schierato", vuole disinnescare a priori qualunque volontà di polemica: è solo il punto di vista di un ateo sull'agnosticismo, niente più e niente meno, siamo tutti consapevoli delle differenze che ci sono tra le due condizioni ed io per primo vedo in queste differenze una risorsa. Nel discorso che si era sviluppato nell'altro post (in principio era il verbo), io ero intervenuto dicendo che secondo me l'agnosticismo è portatore di un dubbio 'insano', aggiungevo -poi- che il dubbo per essere giustificato deve essere ragionevole; facevo l'esempio delle casse nel magazzino per provare a spiegare il mio pensiero. Le risposte che ho ricevuto, in particolare da Roberta e da Amica85, rientrano esattamente nella logica agnostica, tutto sommato erano risposte prevedibili (prevedibili in senso stretto, qui intendo tutt'altro che "scontate"). Quelle risposte partono, però, da presupposti diversi dai miei, ed io ora vorrei provare a ragionare proprio su quelle diversità.  

Qui sopra ho riportato alcune definizioni tratte dal dizionario affinchè dal loro raffronto si possa cogliere un particolare importante. Il dubbio come sistema di pensiero accetta la negazione radicale di tutta quell'esperienza conoscitiva basata sulla ragionevolezza, squalificando ideologicamente qualunque deduzione seppur logicamente plausibile: estremizzandone le conseguenze esso scadrebbe nel solipsismo, in quel "cogito ergo sum" cartesiano che non ha certezze al di fuori della sola, inequivocabile, percezione di sè.  Il dubbio contingente, quello che non è soggetto a necessità causale, puo' trovare -invece- risoluzione per mezzo di evidenze e -cosa a me gradita-, senza indebitarsi con la trascendenza. Mettiamola così: il dubbio filosofico è ideologico ed accademico, il dubbio "delle scatole" è contingente ed empirico: il suo svolgimento si basa sull'osservazione, la sua risoluzione passa attraverso prove concrete, e in mancanza della prova principale utilizzerà il filtro della ragione basandosi su molteplici evidenze (nota interessante: evidenza è sinonimo anche di realtà).  Ragionando su "dio", io capisco e (non) vedo alcune cose: 1 - capisco che dio non è necessario per spiegarmi l'esistente; 2 - Vedo che tutti gli organismi biologi sono temporalmente limitati; 3 - Vedo altre specie animali vivere e morire, come i miei simili 4 - capisco l'inutilità della mia esistenza eterna sotto forma di anima (anima che non vedo e che non è strumentalmente rilevabile) 5 - capisco la complessita della mente umana, i suoi stati d'animo e ritengo ragionevole il desiderio di non morire 6 - riesco quindi a spiegarmi il perchè dell'idea di dio, a quali bisogni umani va incontro 5 - Non vedo dio. Ora. è chiaro che non vedendo dio (e questo non mi sembra trascurabile), a fronte di tutti gli altri elementi ritengo -ragionevolmente- di poter concludere che dio non esiste; inoltre il non vederlo puo' solo confermare la mia ipotesi... d'altra parte come potrebbe verificarsi l'assurdo? Dovrei "vedere" dio per convincermi? Dire "ecco, vedi? Questo è dio, quindi non esiste". Io prendo atto solo della realtà, ed in questa realtà dio non esiste. E' un argomento razionale, una conclusione logica la mia. Si basa sulla realtà, e per me la realtà dei fatti ha la precedenza assoluta su qualunque concetto, anche il più alto che si possa esprimere. Quando Amica85 in un esempio mi dice che in una vecchia soffitta sente dire da due persone autorevoli esattamente  l'opposto riguardo al contenuto della scatola, io capisco che lei parte con un approccio diverso dal mio: se come ho inteso io le due persone sono speculari a scienza e fede, a ragione ed emotività io non le metto sullo stesso piano, nemmeno per un attimo: lo stregone che si veste da carnevale e straparla da un altare basando le sue affermazioni sul nulla non ha -per me- la stessa dignità concettuale dello scienziato che mi spiega i fenomeni naturali, non puo' averla e per questo sono incline a risolvere il dubbio in suo favore, a dargli credito. Il concetto di dio è irrazionale, inoltre dio viene sempre collocato al di la dello spazio e del tempo, nel nulla, appunto. Non basterebbe solo questo a risolvere ogni dubbio? Per concludere io reputo l'agnosticismo lo stato larvale dell'ateismo, ma non è detto che evolva: capisco che l'ateismo richiede uno sforzo ed un impegno straordinari, accettarlo significa accettare il dramma dell'esistenza e prendere atto di tutte le sue conseguenze: l'agnostico si ferma prima, incapace di compiere un passo che ritiene avventato, forse per paura di saltare a conclusioni affrettate ma che in realtà sono solo la conseguenza logica, lo svolgimento di un'operazione di concetto impostata essenzialmente allo stesso modo.
postato da: statolaico alle ore 22:19 | Permalink | commenti (54)
categoria:pensieri personali, ateismo, livello di osservazione
giovedì, 15 ottobre 2009



Paolo Bancale, già socio Uaar, è anche presidente della Fondazione Religions-Free Onlus, e con questa ha dato vita ad un progetto editoriale dichiaratamente ateo.  "NONCREDO" è il nome della rivista -per ora bimestrale- che è "...totalmente dedicata alle esigenze culturali, di documentazione e di informazione di quel 18 per cento della popolazione italiana, pari ad 11 milioni di cittadini, che nel totale rispetto delle leggi, dell'etica condivisa e della più rispettosa tolleranza per le idee altrui, non si riconosce in alcuna delle tante religioni istituzionalizzate (...)"; inutile sottolineare che obiettivo dell'editore è quello di far diventare il periodico "NONCREDO" un mensile a diffusione capillare. Personalmente ho letto il primo numero e mi è piaciuto molto, edizioni di questo tipo si contano davvero sulla punta delle dita. Confrontandolo con "L'Ateo", la rivista di 'casa' Uaar, ne preferisco il formato, più piccolo, e decisamente più comodo dello standard A4 della rivista uaarina; apprezzo anche la consistenza diversa tra pagine interne morbide e copertina/dorso esterni più rigidi e ruvidi, rispetto alle pagine egualmente spesse de "L'Ateo". Per quanto riguarda i contenuti espressi, "NONCREDO" mi sembra più abbordabile de "L'Ateo", la differenza è comunque sottile ed è, forse, anche troppo presto per giudicare circa l'approccio alle tematiche senza uno storico su cui basarsi. Inoltre la mia, in qualunque modo sia intesa,  non è una critica ad una rivista che, per converso, diventa l'elogio dell'altra e viceversa: semplicemente mi sembrano due approcci leggermente differenti per aree di interesse comuni.
Riporto le informazioni per chi volesse abbonarsi:

A "NONCREDO"

Abbonamento annuo Eur. 18,50
1 Copia Eur. 3,50 - Arretrato il doppio
Ufficio abbonamenti: abbonamenti@religionsfree.org

A "L'ATEO"

Abbonamento annuo Eur. 15,00 (gratuito per i soci uaar)
Arretrati Eur. 3,60 l'uno.
Info: sociabbonati@uaar.it


postato da: statolaico alle ore 13:53 | Permalink | commenti (11)
categoria:info, livello di osservazione
lunedì, 12 ottobre 2009
Comincio la settimana con questo dubbio atroce.
Buona giornata a tutti.
postato da: statolaico alle ore 07:26 | Permalink | commenti (11)
categoria:livello di osservazione
domenica, 11 ottobre 2009
Il film è visibile gratuitamente on line, questa è la prima di otto parti, le altre partiranno automaticamente. Io l'ho visto, dico solo che è un documento per certi versi imperdibile, mi riservo di scrivere una "recensione" in questi giorni. 


 
domenica, 11 ottobre 2009
E il verbo era "mentire" e la sua coniugazione al presente indicativo:

Io mento
Tu menti
Egli mente
Noi mentiamo
Voi mentite
Essi credono.
 
postato da: statolaico alle ore 20:26 | Permalink | commenti (73)
categoria:ateismo, livello di osservazione
venerdì, 09 ottobre 2009
Ha speso "più di d-u-e-c-e-n-t-o milioni in consulenti e giudici" ...ehmm... avvocati...



postato da: statolaico alle ore 22:26 | Permalink | commenti (11)
categoria:berlusconi, livello di osservazione
Il Papa è una persona come te ma dice di parlare in nome di una divinità. Ti fidi di lui? L'ateismo libera l'uomo, le religioni lo incatenano. Tu da che parte stai?