sabato, 04 luglio 2009

Questo blog, che è uno dei tanti tra tanti-tanti-tanti- altri fatti bene e fatti meglio,  non ha un grande seguito: tuttavia vanta almeno un lettore fisso al giorno e quello, normalmente, sono io.  Siccome non posso escludere che qualche forma di vita aliena, di tanto in tanto, dia una sbirciatina in questo spazio virtuale per spulciare tra le notizie, mi rendo conto che essa potrebbe dire "Ma come?! Berlusconi ne fa una al giorno e questo blog non rileva mai nulla! Ma com'è? Ma dove ha la testa chi seleziona e commenta le notizie?? Tutto il mondo (che presto invaderò) ne parla e questo invece ne parla in maniera marginale o non ne parla proprio! E sui mafiosi in politica nulla, sulle veline in politica nulla, e sulla puttane in politica nulla, e pure sulle puttane in casa nulla, e sulla villa-harem nemmeno, e sul lodo Alfano poco e niente, e mo pure sulla cena mici-mici... nisba! Quasi quasi cambio blog e per ripicca mi iscrivo pure alla casa, circolo, condominio o cottolengo della libertà ...o quello che è,  insomma!". No! E.T. no, per favore,  non lo fare!

Amico alieno, capisco perfettamente il tuo risentimento, ma io non ne ho parlato volutamente, credimi, e per i motivi che proverò a spiegarti adesso, se mi riesce.   Quello che vorrei cercare di farti capire è che -in Italia- la Politica non esiste, e comprendo che per te è difficile da accettare; pensa che questo è già incomprensibile agli occhi della maggior parte degli altri terrestri che vivono in stati diversi dall'Italia; incomprensibile persino agli occhi dei nostri dirimpettai europei ma anche gli Inglesi, che normalmente si dice che siano degli snob, hanno dedicato un bel pò di attenzione al caso Italiano, definendo Berlusconi e gli Italiani un caso, per così dire, "particolare". Già, immagino tu che idea puoi avere di noi ...come posso sperare che tu comprenda? L'Italia, credimi sulla parola, è davvero un "Bel Paese", ma forse gli è rimasta solo quella: la bellezza. E' la forma che prevale sulla sostanza. La sostanza è  -e credimi sempre sulla parola- marcia. Marcia, si. Ha "fatto i vermi", come si dice dalle mie parti, dalle tue non so. Berlusconi fa delle cose che sono inconcepibili in qualunque altro stato democratico, moderno e civile, dove "democratico, moderno e civile" non sono solo i termini civetta appicicati sull'etichetta di un prodotto che ha altri ingredienti, ma valori fondanti in cui credere e ricercare; ma sono inconcepibili anche in qualunque sperduto angolo dell'universo che si basi sugli stessi valori, come casa tua per intenderci.  Tornando a lui, beh, lui "una ne pensa e cento ne fa", peccato che di quelle cento non se ne salvi una buona. Però hanno tutte una caratteristica negativa comune: sono tutte  "al di là", al di là della Politica. Sono abnormi, difficili da maneggiare, evidentemente fuori posto, senza dubbio alcuno improponibili oltre che indifendibili. Allora perchè segnalarle? Cosa c'è da dire di non detto, di non evidente? Prendi l'ultima, la cena (non l"'ultima cena" eh, ma la cena-ultima), cosa dovrei scrivere? Su cosa dovrei riflettere? Che in casa di uno dei giudici che faranno parte della corte che dovrà giudicare circa la costituzionalità del lodo Alfano, erano seduti allo stesso tavolo quel giudice, un altro giudice che farà parte sempre della stessa corte, il ministro Alfano che ha promosso la legge e Berlusconi che di fatto è l'unico in tutta Italia ad avere interesse affinchè quella legge sia giudicata in una certo modo anzichè in un altro... e io cosa dovrei dire? Che è normale che questo fatto susciti delle forti critiche, delle richieste di spiegazioni, dubbi circa l'imparzialità del giudizio, che faccia nascere una questione di deontologia politica, che metta sul piatto pretese di chiarimenti? Che gli Italiani non sono imbecilli, che sono stufi di essere presi per i fondelli e che non possono essere liquidati con un "si è parlato d'altro", che suona solo come l'ennesima offesa fatta ai cittadini italiani da una classe politica tracotante e piena di sè? Questo devo far notare, o lo sanno tutti che il re è nudo? Il re è nudo per tutti quelli che lo vedono per quello che è;  purtroppo tanti altri si comportano come sostenitori fanatici, portatori di una difesa ad oltranza che non è più razionale, e far notare queste evidenze a quelle tifoserie (perchè di questo, ahimè, si tratta ed a questo si è ridotta la politica italiana), non ha più alcun senso.

sabato, 04 luglio 2009
Intendiamoci subito: non ho niente contro chi veste in giacca e cravatta. Dico solo che non sempre l'abito "fa il monaco", e ultimamente dubito di chi della giacca e della cravatta ne fa una divisa. Sarà perchè con il lavoro che faccio ho a che fare con tantissima gente, ma noto sempre di più che particolari categorie di persone hanno eletto l'abito come una forma di presentazione, di auto promozione, come se vestire in maniera elegante (?) sia un biglietto da visita che da automaticamente qualcosa in più, qualcosa che chi veste in maniera più semplice purtroppo per lui, non ha. Si, ma cosa? Saranno i tempi che corrono ma quando sono al lavoro ricevo continuamente visite di questi eserciti in divisa che non hanno alcuna intenzione di comprare, non sono clienti: loro vogliono vendere a me. Su questo non ci sarebbe niente di male, tranne il fatto che io sono solo un impiegato e sto lavorando per portare a casa il pane; spesso sono molto occupato, a volte aspettano anche i clienti in quei momenti in cui non sai cosa fare per guadagnare minuti preziosi e intanto vedi in fila anche questi, vestiti da prima comunione, che reclamano la loro parte di attenzione. Per esperienza personale anche i truffatori, molto spesso,   si presentano in giacca e cravatta, in genere il loro unico scopo è quello di vedersi approvato un finanziamento, soldi che vorrebbero incassare ma che non hanno alcuna intenzione di ripagare. Normalmente vanno in due. Ormai quando vedo giacca e cravatta mi viene l'orticaria, chi la indossa ottiene l'effetto contrario di quello sperato: non una buona impressione, ma pessima. Inoltre i venditori in giacca e cravatta sono sempre piu' aggressivi e, non di rado, maleducati. Vi faccio un piccolo esempio, un fatto realmente accadutomi pochi giorni fa. Non è il primo e non sarà l'ultimo. Entrano in due vestiti di tutto punto, cravattona e giacca appena stirata, io stavo facendo delle fotocopie per una pratica urgente che dovevo portare in agenzia. Il mio titolare non c'era. Questi si avvicinano a me ignorando quello che stavo facendo e, quello che dei due era il dominante e che a quanto ho capito "insegnava" all'altro il mestiere,  cioè la sublime arte della maleducazione,  inizia a parlarmi di offerte commerciali che a suo dire avrei dovuto accettare senza riserve. Io dopo qualche secondo che lui aveva iniziato quello che aveva tutta l'aria di essere un monologo  lungo ed io, nella strettezza dei miei tempi (visto che stavo facendo altro e avevo anche una certa fretta), lo interrompo dicendogli testualmente "Scusami se ti interrompo, ho capito che si tratta di offerte commerciali, tuttavia non posso esserti d'aiuto l'unica persona che puo' prendere decisioni in merito..."     "...è il mio titolare che in questo momento è assente..." avrei voluto poter finire, ma il tipo mentre io parlavo, sovrapponendosi,  si rivolge al suo novizio tirapiedi e dice, indicandomi,  "Ecco vedi? Questo è il solito disco rotto che recitano..." A questo punto ho perso la pazienza e l'ho interrotto nuovamente, mi sono rivolto al suo segugio e gli ho detto "Io sarò il solito disco rotto, ma lui è il solito rappresentante che viene sul posto di lavoro,  in orario di lavoro, a rompermi le scatole intralciandomi, ed è pure maleducato!" Mi hanno guardato stralunati come se fossi impazzito (io), al che ho aggiunto "se vuoi polemizzare con me, credimi, non ne ho nemmeno il tempo, qui vendo XXXX, se vuoi COMPRARE XXXX, sono a tua disposizione, altrimenti quella è la porta", indicando la porta. Siccome rimanevano come imbambolati ho detto "Buongiorno! Lei deve comprare una XXXX?". Sparirono all'istante. Eppure io odio essere scortese, ma a volte la pazienza non basta. Qualche giorno dopo vedo un omino anziano dall'aspetto gentile, in giacca e cravatta, era come intimorito,  sembrava essere un bracciante che si era messo il vestito della festa per recarsi in città. Probabilmente lo era. E quella non era certamente una divisa, per lui. Fermo sulla porta alza la manina come a scuola e chiede. "Mi scusi... posso entrare?". Gli sono andato in contro per trattarlo come un re. "Ma certo", ho pensato. "Sei il benvenuto".
giovedì, 02 luglio 2009
02 luglio 2009. Il ddl sulla sicurezza è legge dello Stato dopo l'appovazione in Senato ed esplodono le polemiche. La prima dura critica all'irrigidimento delle norme arriva dal Vaticano che la definisce "una legge che porterà dolore", seguita poi da quella dell'opposizione di centrosinistra. Il premier Berlusconi respinge le critiche ribadendo che ora sarà "garantita la sicurezza dei cittadini".
Berlusconi: "Ho voluto io ddl sicurezza" - Il presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa sui preparativi pre-G8 a L'Aquila commentando l'approvazione della legge ha detto che questa è stata "fortemente voluta dall'intero governo, ma soprattutto dal presidente del Consiglio". "Si tratta di misure efficaci che consentiranno al governo di garantire la sicurezza dei cittadini", ha aggiunto il premier. Nessuna replica invece sull'attacco del Vaticano che il premier liquida con una breve dichiarazione:  "Non conosco le critiche, non posso rispondere".
Franceschini (Pd): "Così si accresce l'insicurezza" - Duro l'intervento del leader del Pd Franceschini. "E' il prezzo che il governo paga alla Lega ed è un danno per il Paese. Questo ddl ha per titolo la sicurezza ma in realtà accresce l'insicurezza" dice il segretario del Pd. "Nessuna risorsa in più è destinata alle forze di polizia mentre passano provvedimenti sbagliati, inutili e dannosi - osserva Franceschini - Il reato di clandestinità è un provvedimento bandiera, dannoso perché rischia di ingolfare il lavoro dei magistrati e di riempire le carceri senza essere un concreto intralcio alla criminalità che controlla e sfrutta l'immigrazione clandestina. In più si tratta di provvedimenti che - anche a giudizio delle organizzazioni internazionali, cominciando dall'Unione Europea - fanno gravare sull'Italia l'ombra della xenofobia e finiscono solo per acuire le paure senza dare risposte ai problemi reali".
L'Unione europea vigilerà sull'operato del governo - Ma il pacchetto sicurezza sarà un "osservato speciale" anche dall'Unione europea. La Commissione, ha fatto sapere il commissario Ue alla Giustizia, Jacques Barrot, continuerà infatti a vigilare sull'operato del governo italiano, assicurandosi che le norme sulla sicurezza e l'immigrazione rispettino le normative comunitarie sulla libera circolazione dei cittadini Ue. "Abbiamo il compito di monitorare e lo eserciteremo", ha chiarito Barrot, ricordando che Bruxelles ha già ottenuto dall'Italia l'impegno a rinunciare all'aggravante per l'immigrazione clandestina e all'espulsione automatica nei casi di condanna superiore a due anni nei casi che riguardano i cittadini comunitari. "Appena il pacchetto sicurezza italiano sarà legge valuteremo la sua conformità con la direttiva Ue".
Alfano: "E' un giorno straordinario nella lotta alla mafia" - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, commenta con soddisfazione il varo definitivo del ddl che contiene un giro di vite sul 41 bis: "Oggi è un giorno straordinario nella lotta alla mafia, che noi contrastiamo con la forza delle leggi". "Oggi infatti - è scritto in una nota - sono state approvate alcune importantissime norme che rendono durissimo il carcere duro previsto dal regime penitenziario speciale; che permettono confische più efficaci secondo una sana gestione manageriale, con la possibilità di affidamento di beni mobili direttamente alle forze di polizia; e che rafforzano, infine, i poteri del procuratore nazionale antimafia".
Esulta la Lega Nord - "Molto soddisfatto" per l'approvazione del ddl sicurezza si è detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Il provvedimento, ha spiegato il ministro, "conclude un lavoro iniziato un anno fa e che ha visto l'approvazione di diverse norme per il contrasto alla criminalità organizzata, all'immigrazione clandestina e per migliorare la sicurezza urbana". "Col ddl - ha rilevato Maroni - si completa il disegno di riforma del sistema di sicurezza che abbiamo attuato. C'é - ha sottolineato - un intervento forte per contrastare l'immigrazione clandestina, c'é un intervento forte per inasprire le norme sul contrasto alla mafia, quelle che aveva ideato Giovanni Falcone e c'é un potenziamento dell'intervento per proteggere i cittadini nelle grandi città". "Ringrazio davvero - ha proseguito il ministro - tutti i colleghi di Governo che hanno lavorato con me a questo testo, in primo luogo il collega Angelino Alfano, con cui c'é stata un'ottima collaborazione, i nostri capigruppo di Camera e Senato e tutti i parlamentari che hanno dato una prova di grande compattezza".
Le critiche di Amnesty International - Critiche al pacchetto sicurezza vengono anche dalla sezione italiana di Amnesty International. "Prevedere la natura penale dell'ingresso e della residenza irregolare in Italia rende obbligatoria la denuncia del migrante che si trovi in tale situazione da parte di ogni pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio che ne venga a conoscenza. L'organizzazione per i diritti umani ribadisce che i migranti nel timore di essere denunciati con conseguenze di rilievo penale saranno indotti a sottrarsi al contatto con tutti gli uffici pubblici, in qualunque ambito, piombando così in un' allarmante situazione di mancato accesso ai servizi e di compromissione dei loro diritti umani". "Questo stato di cose - prosegue Amnesty - potrà colpire i migranti irregolari e i loro familiari, siano essi migranti regolari o irregolari, o cittadini italiani, in diversi campi, tra cui l'accesso alle cure mediche e all'istruzione, la possibilità di registrare i bambini e le bambine alla nascita, di contrarre matrimonio, di denunciare alla polizia i reati subiti. A queste norme si affiancano quelle che prolungano sino a sei mesi i tempi massimi di detenzione dei migranti nei Cie le quali confermano l'utilizzo della detenzione dei migranti come unica risposta e non come ultima risorsa, senza alcuna previsione di misure alternative, come invece richiesto dagli standard internazionali sui diritti umani".

giovedì, 02 luglio 2009
02 luglio 2009. Sentenza storica per gli omosessuali indiani. L'Alta Corte di Delhi ha stabilito che i rapporti sessuali fra adulti consenzienti dello stesso sesso non devono essere più considerati come un crimine in India. La sentenza di stamani dell'Alta corte di Delhi, che ha dichiarato la depenalizzazione dell'omosessualità, dovrà ora essere accolta in parlamento, dove si dovrà fare una legge a riguardo.
La decisione sollecitata da fondazioni dei diritti di gay e lesbiche - Il giudice ha deciso che la sezione 377 del codice penale indiano, che risale al tempo del dominio britannico e che riguarda il sesso contro natura, è incostituzionale perché discrimina gli omosessuali. La corte ha però deciso che l'aspetto penale resta per i rapporti non consenzienti e per quelli non vaginali. Alla lettura della sentenza, secondo la televisione IBN Live, in aula ci sono stati manifestazioni di giubileo da parte degli attivisti dei diritti omosessuali. In base alla legge indiana il "sesso contro natura" è punibile con il carcere fino a 10 anni, e con l'ergastolo in casi più gravi.
Una lotta contro la discriminazione che durava da anni - Gruppi di attivisti umanitari e organizzazioni non governative da anni lottano per l'abrogazione di questa legge, che accomuna i rapporti omosessuali a quelli con gli animali. Ma tutte le petizioni sono state rigettate dalle autorità indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale indiana. I gruppi che cercano di tutelare le ragioni dei gay portano una nuova importante argomentazione a sostegno della loro tesi: la lotta all'Aids.
Ma molti non denunciano la loro omosessualità - In India ci sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciando la loro condizione e quindi non hanno accesso alle necessarie cure mediche. Nei giorni scorsi il governo aveva annunciato una revisione della legge, prima di fare dietrofront dopo le proteste di gruppi religiosi musulmani, che hanno definito l'omosessualità contraria alla legge islamica e alla morale.
Redazione Tiscali (Fonte: Tiscali.it)
mercoledì, 01 luglio 2009

Otto post fa avevo ne avevo scritto uno dal titolo "Maschilismo under 10", con lo scopo di far notare come l'offerta ludica sia differente per bambini e bambine essendo i prodotti destinati a queste ultime, nella maggior parte dei casi, una riproduzione fedele degli oggetti di lavoro (e sottolineo lavoro ) che ci sono in casa, un surrogato propedeutico per "quel che sarà", dando per scontato che:

1 - La femmina in casa non lavora, al massimo gioca, tant'è che si fanno dei bei giocattoli con quello che lei usa in casa;

2 - Il lavoro in casa deve essere svolto dalla femmina; d'altra parte la natura ha dato ad ognuno precise predisposizioni fisiologiche: il maschio è piu' grosso, forte, e pesante per guidare la macchina, mentre la femmina è più esile e minuta per potersi muovere in casa con destrezza passando il panno per i pavimenti.

La pubblicità per "i grandi" risponde piu' o meno alle stesse logiche maschiliste, solo che il gioco consiste nel portare avanti sostanzialmente due filoni: il filone della femmina oggetto, presentata come mero strumento sessuale; il filone della bellezza che, da condizione effimera e passeggera, negli spot deve assurgere a valore giustificando il ruolo -se non l'esistenza- della femmina stessa e che si identifica nel triste destino di "colei che ha il dovere di piacere". Il resto ruota intorno a diverse sfaccettature del medesimo binomio di varianti. Vi riporto una notizia di oggi, tratta da "L'Unione Sarda" e letta su di un blog-amico (femminismo a sud che trovate linkato a sinistra, nella home page):

L'articolo è questo:

 


 

"Un concorso per scegliere il commesso o la commessa più gentile dell'intero centro commerciale. Ma il manifesto scelto per promuovere l'iniziativa non è piaciuto ai dipendenti.
A sentir parlare Giancarlo Corradetti, 50 anni, direttore del centro commerciale “Le vele” di Quartucciu, si capisce che l'effetto-rivolta era stato messo in conto: «Abbiamo scelto una campagna forte, che attirasse l'attenzione. Era proprio quello che volevamo». Il fine giustifica i mezzi: bisognava catturare gli occhi dei clienti e pubblicizzare il concorso per scegliere la commessa (e il commesso) più gentile della galleria. Con un'immagine che fa discutere da settimane i dipendenti - e non solo - dei negozi: un fondoschiena incorniciato da un perizoma, parente stretto dei cartelloni pubblicitari che hanno reso famosa Michelle Hunziker insieme alle mutande che indossava. La versione maschile dello spot è decisamente più casta, ma vuole cogliere nello stesso segno: sopra il sintetico slogan “Time to vote” (“È tempo di votare”) incombe un addominale tartarugato che neanche nei night club per la festa dell'otto marzo.
LA PROTESTA Se tra le vetrine del centro che si affaccia sullo stagno di Molentargius qualcuno ha cercato di prenderla sportivamente («Le cose importanti sono altre, se qualcuna si è offesa forse è perché aveva paura di essere valutata veramente per questo», commenta la commessa di Dab), altri non hanno accettato col sorriso la campagna. Facendolo sapere alla direzione con una lettera: «Il concorso sarebbe stata un'iniziativa interessante e divertente se i voti sulle commesse si fossero basati sulla loro competenza, professionalità e dedizione al lavoro», scrive lo staff del centro di bellezza My sun. Che continua: «Il messaggio delle locandine pubblicitarie affisse nel centro commerciale è però diverso, perché l'immagine rappresentativa del concorso è quella di un fondoschiena in perizoma. Questa iniziativa appare poco rispettosa nei confronti di chi si impegna a lavorare seriamente e che quindi gradisce essere apprezzato e valutato per il servizio che offre alla clientela con la massima professionalità».
I VOTI Il concorso è stato presentato venti giorni fa ed è terminato domenica: si poteva votare la commessa o il commesso più gentile e la vetrina preferita con una cartolina. Ogni ragazza ha ricevuto dalla direzione spille numerate, in modo che i clienti potessero scegliere. «Non è bello accomunare la gentilezza al fondoschiena», ammette Giorgia Tolu tra gli scaffali di Kasanova. «Con un'immagine del genere si invita la clientela a guardarci e giudicarci per il nostro aspetto, mentre invece sarebbe meglio darci i voti per la nostra competenza», aggiunge la collega Nicoletta La Vite.
Il direttore del centro commerciale spiega: «Abbiamo voluto dare ai clienti due possibilità. Innanzitutto: notare alcuni dettagli della galleria, dalle commesse alle vetrine dei negozi. Poi la possibilità di esprimere i loro giudizi, partecipando all'estrazione di circa 400 buoni-spesa da 25 euro. Posso capire che qualcuna si lamenti, ma in una struttura organizzata niente viene fatto per ledere una parte precisa. Non siamo mica un centro commerciale hard. Le critiche sono un po' esagerate».
I SINDACATI Parole diametralmente opposte a quelle di Sergio Codonesu, sindacalista della Cgil Filcams: «È una porcheria, non sanno più cosa inventarsi. Nel 2009 si dovrebbe evitare di mercificare la donna in questo modo: bisogna stare più attenti e studiare meglio la comunicazione, evitando di ledere qualcuno. Perché oltre a dar fastidio ai lavoratori, campagne del genere possono sconcertare anche i clienti: tra di loro ci sono tante donne, che potrebbero non apprezzare queste volgarità». Per la cronaca, i vincitori del concorso verranno proclamati domenica: fino a quel momento miss e mister Gentilezza saranno ancora segreti. Anche se si sa già dove cadrà l'occhio quando saliranno sul palco.
MICHELE RUFFI
"

La foto del giornale, invece,  è indicativa dello spessore del personaggio che ha ideato la locandina,  il quale per giustificarsi dice con candore "che voleva attirare l'attenzione" e, giustamente, che c'è di meglio di un culo di una giovane femmina per "attirare l'attenzione?" (di chi poi?), eppure...
...eppure come dargli torto? Come dargli torto in una società che ha mercificato il corpo della femmina, comprandosi il corpo di tutte le (la maggior parte delle) femmine ripagandole con falsi valori, sottraendo loro la dignità femminile e narcotizzando la consapevolezza di possederla per diritto, iniettando quotidianamente nella società e nelle menti delle persone questa leggitimata -e velenosa-  cultura del disprezzo? Ormai con i-culi-di-femmina si vende di tutto, dal tosaerba al talco per le scarpe: perchè rinunciare? Ma soprattutto queste pubblicità sono doppiamente maschiliste. Maschiliste perchè sviliscono la femmina nella loro essenza di pubblicità sessualmente orientate ed in secondo luogo perchè, pur vendendo spesso prodotti destinati sia ad utenti maschi che  femmine, mortificano questi ultimi per il fatto stesso di non considerarli nemmeno, non dico come esseri umani, ma come potenziali acquirenti del prodotto.
C'è una frase (che poi è lo slogan) di un noto marchio che vende pigmenti, creme ed altri prodotti per ornare e colorare il viso femminile che, dopo il nome d'azienda, recita "Perchè voi valete!". Io lo trovo semplicemente disgustoso, è un messaggio fintamente celebrativo della femmina che viene incitata a truccarsi "perchè vale", appiattendone così la personalità che diventa quella di una persona che "vale" solo in quanto truccata, in quanto bella; l'associazione immediata è "tu vali perchè sei bella", vali in funzione della bellezza, (che ti permette il trucco in questo caso),  una femmina quindi puo' aspirare al massimo a "piacere": in quello sta l'essenza del suo valore.  Con il trucco sei bella e vali, senza trucco -ahimè- non sei bella e tira un po' tu le somme.
Nelle pubblicità, inoltre, qualunque femmina gusti uno stuzzichino, un cioccolatino o un grissino col tonno DEVE simulare un orgasmo. Se si tratta di un gelato, bisogna fare una pompa al gelato simulando -anche in questo caso- un orgasmo. Capita spesso che nell'inquadratura seguente lo stesso prodotto passi alle attenzioni dell'attore maschio che, in genere, assaggia e si limita a fare un sorriso. Niente orgasmi multipli per lui. Non c'è n'è bisognoE' un maschio. Anche le pubblicità delle auto non sfuggono a questi stereotipi maschilisti. La macchina per lui deve essere grande, grintosa e potente. Per lei piccola, facile e -soprattutto- colorata. D'altra parte questi spot ripercorrono le dinamiche realmente esistenti nella maggior parte delle italiche, medie, maschie famiglie: la "macchina grande" per lui, quella piccola economica e di ripiego (se c'è), per lei.
Ultimamente circola una pubblicità che, vedendola,  mi ha infastidito da subito anche se inizialmente pensavo fosse solo dovuto al fatto di essere particolarmente sensibile a questi argomenti, sensibilità che -spesso- mi porta ad essere ipercritico. Poi ho visto le altre varianti della stessa salsa che hanno confermato il mio disappunto. La pubblicità è quella di una nota birra "giovane" (o almeno cosi' vuole vendersi, anche se lo fa propagandando e spacciando per buoni o, quantomeno "divertenti" schemi mentali basati sull'arretratezza e dai quali, invece, bisognerebbe fuggire a gambe levate), e verte tutta sull'incomprensibilità del mondo femminile, da parte di quello maschile; il "mondo femminile" trova la rappresentazione in oggetti (una lavatrice, che i maschi guardano come un prodotto alieno), e stereotipi (la femmina è un peso, una guastafeste se osa "intromettersi" nelle attività maschili, come quella guardare una partita in tv, e per questo viene lasciata fuori dalla porta). Complimenti ai pubblicitari ed alle teste d'uovo che hanno partorito questi spot che, se osservati superficialmente, possono sembrare divertenti perchè giocano su queste pseudo-differenze, tuttavia nei fatti c'è ben poco da ridere visto che siamo immersi in una società che di paritario ha davvero ben poco (se non i cessi pubblici), e l'emancipazione femminile è lontana anni luce dal realizzarsi. A me sembra uno sberleffo poco gentile di cui davvero non se ne sentiva il bisogno. Possono servire solo (questa insieme a tutte le pubblicità di questo tipo),  ad esacerbare un quadro che è già desolato per fatti suoi:  è realmente dannoso propagandare questo tipo di atteggiamenti, soprattutto in spot destinati ad un pubblico giovane, mettendo in risalto la "guapperia" di certi comportamenti, strizzando ad essi un occhio malizioso.   
Le altre pubblicità che detesto sono quelle dei detersivi e ultimamente ne imperversa una che è particolarmente odiosa. C'è un brutto esemplare di maschio italiano (quello classico, sulla cinquantina con alopecia, panzetta e incapacità biasimabile di contenere il proprio accento regionale), che come un maestrino interroga un gruppo di femmine chiedendo, con un tono cantilenante e stupido come se si stesse rivolgendo a delle galline, scemenze tipo "qual'è la macchia più ostinata?" e ad ogni risposta che ritiene giusta reagisce con un innervosente "ESATTO!" , e poi presenta il suo detersivo che "piu' tutto non si può'". Qualcuno obietterà che questo genere di pubblicità ripropongono quella che, nei fatti,  è la realtà italiana di molte regioni dove la femmina, spesso,  è ancora l'elemento che  sta maggiormente in casa e di conseguenza sbriga le faccende domestiche. A questa obiezione mi sentirei di ribattere che, innanzitutto,  questa è una lettura superficiale della realtà italiana. In secondo luogo viene sottovalutato il lavoro in casa che è un lavoro tra i piu' usuranti. Io credo che anche nelle realtà dove il maschio lavora e la femmina, si fa per dire "no", a meno che il lavoro del maschio non sia quello di lavorare in cava, il compagno deve avere l'obbligo di aiutare in casa, perchè tra i due lavori il piu' pesante è certamente quello casalingo. Pensate ad un impiegato comunale (faccio per dire), che torna a casa e si piazza sulla poltrona con il giornale preferito "perchè lui ha lavorato". Pensateci bene. Pensateci ancora. Pensateci ancora un altro po'. Se lo avete fatto allora lo vorreste vedere giu' da quella poltrona a dare una mano in casa,  e di gran lena ...che c'è da lavorare!!. Infine le pubblicità a mio avviso non devono essere statiche, riproponendo modelli stantii, dei quali sono anche complici e, soprattutto, devono essere indirizzate al pubblico che è maschio e femmina. Il richiamo al sesso fa vendere? Bene, allora voglio vedere il prossimo gelato pubblicizzato anche da un maschio che ne titilla la punta e che fa leccate circolari sulla suoperficie, simulando un orgasmo con gli occhi chiusi; voglio vedere il culo di un modello durante la pubblicità degli assorbenti e non una femmina che fa la ruota. Voglio vedere tra le femmine interrogate dal feticista del detergente,  seduti anche dei maschi, e voglio sentire l'omino che dice "tu, tu con i baffi dimmi: come si toglie la macchia di pesce?" e voglio vedere il baffuto sorridere  rispondendo contento per guadagnarsi il meritato "ESATTO!" .
In ultimo: avrete notato che uso sempre i termini "maschio" e "femmina" per indicare la differenza di genere, al posto degli inflazionati e scorretti "uomo" e "donna". In effetti i termini corretti sono proprio "maschio" e "femmina". Il termine "uomo", (cosi' come "Adamo" deriva dall'ebraico "adam" che significa "terra"), esso deriva dal latino "humus" che significa anch'esso "terra";  tutti gli umani sono "terrestri" che siano -essi- maschi o femmine. Razza: umana. Genere: maschio/femmina. Il termine uomo puo' essere, quindi, usato per indicare l'umanità nel suo complesso (uomini:maschi+femmine).  Il termine donna si iniziò ad usare in Toscana (e poi si diffuse rapidamente un pò dappertutto), come declinazione femminile del termine "don", che deriva, sempre dal latino, da "dominus", e che significa "signore", "padrone". La femmina del "dominus" diventava, per rispetto,  la "signora", la "padrona",  e quindi la "domina" (donna). Questo per dire che donna è speculare a don, ma non è speculare a uomo (uomo/donna), se non in senso lato. Al di là dell'uso onorifico, il termine "don",  è stato in seguito usato per chiamare i preti diocesani della Chiesa cattolica, detti anche clero secolare; e i diaconi (permanenti e non). Pertanto io preferisco di gran lunga usare i termini giusti, dal momento che il termine donna è in sè stesso un termine maschilista, mentre gli appellativi maschio e femmina sono universali ed etimologicamente paritari.
 
 

 

 

 

 

 

 

martedì, 30 giugno 2009

di Giorgio Celli

30 Giugno 2009 - Molti mi chiedono, incontrandomi per strada o alla fine di una mia conferenza, se davvero lo studio degli animali, la investigazione della loro etologia, possa servire per capire meglio noi stessi. Non ho dubbi che sia così, e ve lo dimostro subito. Per farlo, vi invito con me ad andare, per dir così, a scuola dal gorilla. 

Immaginatevi di essere nella sala d’aspetto di una stazione, oppure, che è lo stesso, seduti al tavolino di un caffè. D’un tratto, vi accorgete che qualcuno vi sta guardando fissamente, e con insistenza. Se siete una bella signora, beh, le intenzioni dello “scrutatore” possono essere facilmente intuibili, benché sempre tali da suscitare il disagio, ma se siete un uomo, la cosa apre lo spazio a molteplici congetture. Che diavolo vuole quello sconosciuto da voi ? Lo osservate, a vostra volta, in tralice, distogliendo subito gli occhi. Speriamo che la finisca, vi dite. E invece no, lo sfrontato continua a fissarvi.

A poco a poco, cresce in voi una sorda irritazione, che culmina in una palese aggressività. Siete tentati di alzarvi in piedi, e di andare, dritti dritti, a chiedergli con malagrazia che cosa vuole, e, perché no, vi prudono le mani, sentite una certa tentazione di prenderlo a schiaffi. Bene, non occupiamoci più di come termina il mio breve apologo, e che cosa volesse da noi l’importuno, e ricordiamoci, invece, di George Schaller, un primatologo che, all’inizio degli anni Sessanta, si recò in Africa, sulle pendici del Virunga, per vivere quasi un intero anno insieme a un gruppo di gorilla.

Dopo qualche approccio, il nostro eroe riuscì a farsi accettare da quei pacifici bestioni, che, nei capi, possono realizzare delle stazze corporee di duecento e cinquanta chilogrammi e passa. Schaller visse, si può ben dire, con loro, osservandoli, e in una certa misura fraternizzando, pioniere di quelle ricerche che altre donne coraggiose continueranno dopo di lui, Diane Fossey proprio su quei gorilla, e Jane Goodal sugli scimpanzé.

Ma per convivere pacificamente con quegli autentici signori della montagna, Schaller dovette conformarsi a una regola di galateo: non fissare direttamente negli occhi, e con sfrontatezza, i gorilla di alto rango, gli anziani con il pelo dal dorso color argento, perché l’evenienza avrebbe avuto per loro il significato di una sfida.

Fissare e sfidare sono la stessa cosa, per cui se ci mettono “alla prova dello sguardo”, i gorilla, e noi come si è visto, diventiamo aggressivi e pronti al cimento. Che cosa ne dite ? Il parallelo vi sembra illuminante ? Dunque, se i gorilla sparissero dal pianeta, e sembra che questo sia in procinto di accadere, l’uomo, sto parafrasando Buffon, diventerebbe un poco più incomprensibile a se stesso.

Sembra certo che siano gli scimpanzé, e forse più precisamente i bonobo, i nostri cugini più probabili, il nostro dna differisce dal loro soltanto per l’1%, però i gorilla sono a loro volta delle scimmie antropomorfe, e vicine a noi nella scala zoologica. Grandi, e dall’aspetto poco rassicurante, al punto da avere ispirato la favola cinematografica di King-Kong, questi animali sono, al contrario, dei bonaccioni, con un regime dietetico a base di vegetali, e con un sistema gerarchico ben poco autoritario.

Il piccolo di gorilla, inoltre, è davvero una creatura adorabile, e che ispira sentimenti di protezione in chiunque lo veda. Difatti, progenie di creature così gigantesche, nasce di esiguissime dimensioni, e per fare un paragone eloquente, mentre un neonato della nostra specie si presenta con un peso ridotto a un ventesimo di quello della madre, il peso del gorillino è riducibile di ben quaranta volte! E viene al mondo, povero lui, con una muscolatura corporea piuttosto inefficiente, per cui devono passare alcuni mesi perché, a differenza di quanto accade nelle altre scimmie, diventi in grado di aggrapparsi al pelo della madre, quando deve essere portato in giro.

Cessato il periodo dell’allattamento, il gorillino, già notevolmente cresciuto, deve cambiare regime dietetico, e qui corre il rischio di scegliere come cibo delle piante che hanno elaborato delle sostanze tossiche, proprio per difendersi dagli erbivori. Ma, niente paura, il piccolo imiterà la madre, mangiando quella che lei stessa preferisce, ma non basta: si è visto come quest’ultima, dando prova di intelligenza e di buona memoria, lo distolga dai vegetali pericolosi, magari proprio da quelli i cui effetti nocivi ha già sperimentato di persona. Una madre buona, e previdente, insomma!

Ahimé, la guerra in Ruanda, e nelle zone limitrofe, che ha promosso i genocidi tribali, se ha fatto e sta facendo strage di uomini, non rispetta di certo questi animali, che sono stati da sempre oggetto di feroci atti di bracconaggio, diminuiti di frequenza ai tempi della Fossey, ma che temo siano ritornati a essere, nel clima infuocato del conflitto, una triste consuetudine. Niente di più macabro dei trofei offerti dai cacciatori di frodo ai turisti facoltosi.

Difatti, le mani di un gorilla adulto come portacenere sembra allietino le sale d’aspetto di alcuni medici statunitensi, o fanno bella pompa in certe ville hollywoodiane di miliardari. Che roba! Mi ha raccontato un amico - devo credergli ? - di aver visto una testa imbalsamata di gorilla appesa al muro, con i denti esibiti ad arte e una espressione di ferocia da cosmesi, in una casa al centro di Tokyo. Spero che quel mio amico scherzasse, ma non ne sono tanto sicuro.

Per concludere, le scimmie antropomorfe sono, come ha scritto la Goodal, l’ombra dell’uomo, “un altro” da noi che ci è “meno altro” di qualsivoglia essere vivente. E’ fatale così che in loro perseguitiamo e uccidiamo una parte di noi stessi, e del nostro passato evolutivo. Mi piacerebbe, intendo terminare in maniera un poco stravagante, che quelle povere mani mutilate, come in un film dell’orrore che ho visto da bambino, magistralmente interpretato da Peter Lorre, una bella notte si animassero, e andassero a prendere a schiaffi i ricettatori.

Perché, dopo tutto, il bracconiere può avere come scusa l’indigenza e la fame che minaccia i suoi figli, ma il tetro collezionista non ha scuse che tengano. Si potrebbe invocare a sua discolpa, se fosse una discolpa possibile, soltanto l’ignoranza più sordida, di una persona che, nel secolo Ventunesimo, abita ancora con la mente tra le nebbie aborigene dei secoli più bui.

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domenica, 28 giugno 2009
Mi capita molto spesso di fare acquisti nei grossi centri commerciali, quelli dove passano migliaia di persone al giorno e alle casse vedi file di persone che fanno un trenino di carrelli, con i volti pallidi illuminati dai neon e l'aria triste come quella di tanti forzati al patibolo, pena inferta mediante strisciata pos. Anche oggi, precisamente un paio d'ore fa,  ero diligentemente in fila alla cassa rapida, quella prevista per acquisti numericamente inferiori ai dieci pezzi, io stringevo in mano la confezione di un simpatico robot comprato per mio figlio, prezzo 6  euro e 99 centesimi; avevo solo quello perchè stamattina gli è caduto un dentino e gli avevo promesso un piccolo regalo . Arriva il mio turno, poggio sul nastro trasportatore la confezione e nel piattino metto una banconota da 5 euro piu' una moneta da due. La signorina incassa, mi guarda e come per un riflesso condizionato dice "non ho il centesimo" restando in stand-by come un automa:  aveva gli occhiali spessi e dietro di essi sembrava che avesse due coni, due coni piantati nelle orbite e nell'estremità interna proprio in fondo, gli occhi, come due piccole olive nere. Sembrava che quel momento potesse durare un'eternità, sospeso tra l'asserzione di "non avere il centesimo" e l'aspettativa di una risposta in realtà scontata. I suoi nocciolini neri mi fissavano titubanti, la sua testa faceva un piccolo inchino laterale, tutto l'ipermercato sembrava fermo, in attesa, come ai mondiali: dovevo tirare il rigore alla cassiera. E dico: "ma si figuri, per un centesimo!", prendo la mia roba, lo scontrino,  e vado via. Infatti no, non era per il centesimo, ma il mio disagio era dovuto ad una cosa a cui non avevo mai fatto caso prima. Mi vennero in mente tutti i "non ho un centesimo" e tutte le frasi di questo tipo che mi sono state ripetute come un mantra, negli anni,  nel corso dei miei acquisti e la mano va automaticamente allo scontrino che recita "6 euro e 99"... si proprio 6 euro e 99,  e non 7 euro!  Allora mi dico ma è logico che 6 euro e 99 sono 7, è logico che uno non si aspetta "il centesimo", ma se costa 7 perchè non lo prezzano a 7?" Qualcuno dice che sono prezzi "psicologici", perchè uno vede 6 euro e 99 e dice "ah, se fosse stato 7 proprio non lo avrei comprato ma siccome costa solo 6 euro e 99, che è tutto un altro discorso rispetto all'esagerato 7, allora si, lo compro subito!" . Io vi dico una cosa, vi dico che non credo a questa teoria del prezzo che invoglia o almeno ci credo solo in parte. Io dico che sono soprattutto prezzi-evasori fiscali. Perchè se pensiamo a quanta gente passa da quei posti, a quanta gente non viene dato "il centesimo" o "i centesimi", che paga quindi qualche centesimo in piu'  che non viene contabilizzato sullo scontrino, capirete che ci sono dei soldi che entrano praticamente in nero. E' chiaro che questo discorso vale solo per i centri con grossi flussi di persone, altrimenti esso è irrilevante. Di una cosa, pero' sono certo: sono certo del fatto  che se un oggetto costasse 7, 01 e io pagassi solo con 7, sullo scontrino come per magia apparirebbe 7 e non 7,01!
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sabato, 27 giugno 2009

 

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venerdì, 19 giugno 2009
Comunicato Stampa - Invito alla pubblicazione e diffusione
DEMOCRAZIA ATEA:
IL PRIMO PARTITO LIBERO DAI DOGMI
Liberiamo l'Italia dall'oscurantismo medievale imposto dalla religione.
 
ROMA - Si chiama "Democrazia Atea" http://democrazia-atea.blogspot.com il nuovo movimento politico che sta entrando nel panorama sociale italiano. Fondatori e leader del partito verranno comunicati prossimamente, e si annunciano delle sorprese. I "demoatei" sono numerosissimi, e molti altri lo sono senza sapere d'esserlo: altri "demoatei" sanno d'esserlo ma, per via della dottrina plagiante diffusa dalla religione nel tessuto sociale, sono indecisi se manifestarsi prendendo posizione.
L'Italia è alla canna del gas. Il parlamento italiano è morto. Molti politici sono percepiti dal Cittadino come i principali nemici dai quali tenersi alla larga o addirittura da combattere, essendo visti come i responsabili della giungla di problemi che si trova a dover affrontare da solo. Molti parlamentari incapaci vengono associati a parassiti ed amebe della società; altri parlamentari sono attenti e abili solo per i propri tornaconti personali, fingendo di non vedere i veri problemi che affliggono la società e che continuano a crescere sulle spalle dei Cittadini.
Ne è conseguito che le Istituzioni dello Stato, da immobili e rinchiuse in sé stesse che erano, sono passate alla decomposizione. Democrazia, Libertà e Diritti Umani sono quotidianamente violentati ed aggrediti dalla discriminazione, dall'intolleranza, dalle ingiustizie, dagli abusi, dalle leggi-porcata. Molti mass-media italiani, invece che informare i Cittadini sul come stanno le cose, hanno preferito chiudere il rubinetto dell'informazione: la censura e auto-censura approdata nel giornalismo è a livelli talmente elevati, da far bollare l'Italia come una nazione in stato di dittatura a regime totalitario! L'impalcatura dello Stato Italiano sembra stia per crollare: oppure è già crollata, ma non lo si vuole accettare.
Ormai è chiaro ed evidente che il Parlamento Italiano prenda ordini dai monarchi del Vaticano, ubbidendo ai voleri della Conferenza Episcopale Italiana, ubbidendo all'Opus Dei, ubbidendo ai gerarchi della Chiesa. L'Italia è agli effetti una miserevole colonia del Vaticano, ed i suoi Cittadini sono coloni di monarchi religiosi. Il Vaticano tiene in perenne scacco l'Italia ledendo i diritti democratici inviolabili dei Cittadini italiani. CEI, Opus Dei, Chiesa cattolica e Vaticano hanno preso il posto delle Istituzioni Italiane, hanno preso il posto della Camera dei Deputati, hanno preso il posto del Senato della Repubblica, hanno preso il posto dei Ministeri. È il Vaticano e le organizzazioni ad esso affiliate che decidono, da dietro le quinte, quali leggi vanno legiferate e quali non vanno legiferate per i Cittadini italiani. Il Parlamento Italiano esegue a testa bassa, timoroso e genuflesso ai voleri del Vaticano, andando spesso contro la Costituzione della Repubblica Italiana e contro la Carta Internazionale per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo.
Ad ogni elezione, i Cittadini assistono inermi al buffonesco carosello elettorale che si protrae a spada tratta come se ci fossero davvero partiti diversi che si fronteggiano su diversi programmi! I simboli dei partiti in lizza vengono stampati sulla scheda elettorale; tuttavia, mai viene stampato il simbolo del più grande e potente partito che la fa da padrone nella politica italiana, e che sempre vince le elezioni malgrado nessuno lo abbia mai votato: il partito del Vaticano! Qualsiasi sia lo schieramento politico, vincitore o perdente, il Vaticano avrà sempre vinto. Sempre! È questo il problema centrale, politico e fondamentale, dell'Italia; e finché questo problema non sarà definitivamente rimosso alla radice, non esisteranno mai partiti liberi e democratici dalla parte dei Cittadini, non esisterà mai la vera Democrazia, non esisterà mai la vera Libertà, non esisterà mai il vero Stato Italiano Laico Repubblicano.
Nel manifesto politico del movimento Democrazia Atea si legge: «Sebbene il Movimento adotti nella sua denominazione il termine "ateo", ciò non implica che voglia imporre politicamente l'ateismo all'interno della società o dello Stato Italiano. Sono le religioni, ad imporsi con violenza ed arroganza nelle società, ma non certo l'ateismo, che è essenzialmente strumento di risposta proprio alle imposizioni religiose: destituite le quali, si può tornare ad una società libera, tranquilla, serena, progredita e democratica. È stato scelto il vocabolo "ateo" perché il termine "laico" è stato ormai strapazzato, svuotato e prosciugato dal suo profondo e reale significato primigenio, ed abusato come arma mediatica dai soliti volponi per mantenere saldi i privilegi della Casta: risulterà difficile agli imbonitori manipolare il termine "ateo", essendo la sua accezione molto più pregnante rispetto al vulnerabile termine "laico": l'ateo è un "laico DOC", un laico a "denominazione di origine controllata"».
Primo obiettivo prioritario assoluto di Democrazia Atea sarà quello di attivarsi politicamente e con notevole determinazione affinché sia cancellato - obtorto collo - il "Concordato", sciaguratamente e irresponsabilmente regalato dallo Stato Italiano a quello Vaticano (Art. 7 della Costituzione della Repubblica Italiana), in modo tale che i Cittadini Italiani non siano più obbligati né direttamente - e nemmeno con camuffate tecniche subdole e ingannevoli - a versare ogni anno 9.000 (novemila) milioni di Euro, ovverosia 9.000.000.000.000 di Euro, nelle tasche della Chiesa cattolica, cioè allo Stato Vaticano. Per dare un'idea del buco totale nelle tasche del Cittadino, basti dire che dalla firma del Concordato ad oggi lo Stato Italiano abbia inondato le casse del Vaticano regalandogli una somma che si aggira intorno ai 220.000 (duecentoventimila) milioni di Euro, ovverosia 220.000.000.000.000 di Euro: più che di una montagna di soldi succhiati a tutti i Cittadini, bisognerebbe parlare di una intera catena montuosa di soldi estorti agli Italiani, e che a tutt'oggi si continua a spremere in maniera antidemocratica, subdola e vergognosa.
Il simbolo grafico di Democrazia Atea: due geometriche parabole bianche stilizzate e complementari che si intersecano su sfondo blu, e nel centro della cui elisse è incastonata la bandiera italiana. Tale simbologia richiama grande apertura verso l'esterno politico, sociale democratico, civile e liberale, e una seconda apertura che, seppure posizionata in senso contrapposto, va a comporre comuni ideali di libertà e democrazia. Il manifesto ufficiale della visione politica di Democrazia Atea è disponibile sul sito ufficiale http://democrazia-atea.blogspot.comcontatti: democrazia.atea@yahoo.it telefono 3393188116.
 
Invito alla pubblicazione e diffusione
 
Richiedi a: democrazia.atea@yahoo.it
il Manifesto Ufficiale della visone politica
giovedì, 18 giugno 2009
 
Sul sito di Luigi Tosti ho letto un post che altro non è che un elenco di preti che negli ultimi mesi sono stati messi sotto inchiesta, indagati, o già condannati per reati di pedofilia. C’era una sfilza di vicende di cronaca tristemente disgustose e, generalmente, la tendenza è quella di postare questi eventi senza commenti, visto che nella totalità dei casi sono fatti rivoltanti che si commentano da soli, lo scopo è solo quello di aggiornarne una sorta di contabilità numerica che susciti in chi legge quella naturale repulsione nei confronti di chi si macchia di questo crimine spietato e, nel caso specifico, quello di far notare come la pedofilia sia particolarmente diffusa negli ambienti ecclesiastici. Ma uno di questi episodi mi ha colpito particolarmente ed è quello che riporto qui sotto. Oggi commenterò questo fatto con la giusta dose di parolacce perché credo che il turpiloquio, in certi casi, sia una necessità ed inoltre è in grado di irrobustire il proprio pensiero che, se da un lato è costretto a scadere per forza di cose verso il basso, dall’altro viene reso genuino e diretto. Intendiamoci, non voglio dire che non si possa essere genuini e diretti anche senza utilizzare espressioni pesanti, ma voglio semplicemente azzerare per un momento la buona educazione e parlare senza vincoli non dico reverenziali, ci mancherebbe, ma nemmeno di cortesia visto che certi personaggi (personaggi, badate bene, non persone), non meritano nemmeno l’accortezza di moderare il linguaggio.   
 
Maggio 2009: il settimale L’Espresso pubblica l’articolo “Io fratel pedofilo”, di Paolo Tessadri, col quale si diffonde la notizia della confessione di un prete sugli abusi sui bimbi sordomuti perpetrati, per decenni, nell’istituto religioso di Provolo.
Il religioso afferma: "Non ce la faccio più a tenermi tutto dentro e mi vergogno dei preti che stanno zitti o rinnegano, c'è ipocrisia e omertà".
Gli abusi sono stati denunciati da ben 67 sordomuti che da bambini hanno frequentato gli istituti Provolo di Verona e Chievo. D. Il religioso si presenta con nome e cognome, chiedendo però che non venga pubblicato. Ma la sua identità è nota ai magistrati che si occupano della vicenda: "Se al Provolo sapessero che vi parlo", spiega nel chiedere l'anonimato, "sarei subito cacciato e non so dove andare. Ho l'incubo di rimanere senza casa".
"Sì, sono uno di quelli accusati dai sordomuti che vivevano nell'istituto Provolo di Verona e quelle cose le ho fatte. Non c'è più nulla da nascondere. Io almeno ho il coraggio di dirlo, gli altri tacciono e se ne stanno in silenzio". Poi racconta di avere cominciato ad abusare dei ragazzini a inizio anni Sessanta: "Il primo aveva 7-8 anni, non ricordo esattamente. Sono andato con una quindicina di piccoli sordomuti, con cinque o sei ho avuto rapporti più frequenti". Poi precisa che erano 13, ma "forse un paio in più".
Quante volte ha abusato di loro? "Una o due volte al mese, a volte passava più tempo".
E quanto sono durate le violenze? "Moltissimi anni. Non ricordo esattamente, ma molti, molti anni. Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano quasi tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l'andazzo".
Lei ha visto altri abusare dei ragazzini al Provolo? Scandisce sì e fa due nomi di sacerdoti e quello di un altro religioso: "Si vedevano gli atteggiamenti, si vedeva. Pochi di noi si sono salvati dalla pedofilia".
Qualcuno è mai stato cacciato dal Provolo per pedofilia? "Sì, fratello.". Fatto confermato da don Danilo Corradi, il superiore dell'istituto Provolo, in una intervista registrata.Perché lui sì e gli altri no, visto che sotto accusa sono finiti in 25? "Era un violento, il più cattivo, faceva male ai ragazzini ed è stato mandato via".
Quando è successo? "Se non sbaglio, nei primi anni Settanta".
Sono continuate le violenze sessuali, anche dopo quell'episodio? "Sì".
Può dire se sono terminate a metà degli anni '80, epoca a cui risale l'ultimo caso documentato da 'L'espresso'? "Non so, non potrei dirlo. Non ne sono sicuro. Non posso escluderlo".
I responsabili dell'Istituto sapevano? "Sì, lo sapevano. Per forza che lo sapevano".
Altri ne erano a conoscenza? "È probabile".
Ha confessato la pedofilia ad altri preti? "No, mi mettevo in ginocchio, confessavo davanti a Dio e pregavo. E chiedevo scusa al Signore. La pedofilia mi ha sfalsato la vita. Ma trovavo nei ragazzini una certa bellezza, una certa attrazione".
Fra voi avete parlato dell'accusa di pedofilia dopo l'inchiesta de 'L'espresso'? "Sì, la reazione è stata brutta, scioccante, ma la maggior parte è rimasta in silenzio, perché sapeva. È venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti. È difficile condividere la macchia della pedofilia e ognuno ha tenuto per sé i suoi pensieri. Poi l'avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno. Qualcuno però ha parlato e ha fatto bene, anche qualche prete lo ha detto e la pensa così. Anch'io ora mi sento sollevato. Sono fatto così, in modo troppo semplicistico, ho sbagliato io. Sto male, chiedo perdono".
 
 
Ora, quello che io ho scritto sopra è motivato ovviamente da una forte indignazione, ma è una indignazione che non riguarda i fatti nella loro sostanza, dal momento che ognuno di questi fatti mi indigna allo stesso modo, mi fa ribrezzo e mi fa crescere la rabbia dentro, tuttavia ognuno pesa esattamente allo stesso modo di qualunque altro: sono tutti egualmente insostenibili; ma è la chiosa di questo stronzo che mi fa aumentare la rabbia, perché riassume perfettamente l’atteggiamento che hanno questi bastardi con i loro sensi di colpa, come se bastasse chiedere perdono per cancellare tutto secondo i dettami della loro velenosa, virale,  confessione. Capisco inoltre che al prete non gli importa un fico secco del male che ha fatto e, men che meno,  dei ragazzini abusati, a lui interessa solo “il perdono”, e inizia già a sentirsi “sollevato”. Ma lo stronzo non puo’ concludere dicendo “Sto male, chiedo perdono” pensando, nel marciume del suo inutile cervello,  anche di meritarlo, perchè sarebbe fin troppo bello così ed è anche fin troppo facile, giacchè l’unica cosa che meriterebbe realmente è un calcio nei denti e se davvero questa merda non fosse ipocrita non invocherebbe il perdono, ma a gran voce la galera ed il massimo della pena; questa merda dovrebbe rinunciare alla difesa pensando che in uno stato di diritto lui, purtroppo, non avrebbe comunque il massimo previsto per il suo reato e gli verrebbe assegnata una difesa d’ufficio e qualunque meritata condanna riuscirebbe ad ottenere sarebbe comunque inadeguata in confronto alla bestialità dei suoi atti criminali. Il fatto che lui parli ed altri continuino a tacere non lo rende migliore delle altre merde sue pari, dovrebbe capire che in un insieme di merde lui è una merda unitaria che ha deciso di parlare in modo anonimo, ma fa parte sempre dello stesso letamaio, ed il termine merda che io uso non lo intendo come un epiteto offensivo perchè ritengo che lui sia realmente una merda, una merda nella sua essenza; se conoscessi il nome ed il cognome di questo stronzo lo metterei nero su bianco,  come di fatto sto già facendo, e vorrei proprio vedere se avesse il coraggio di querelarmi perché sarebbe la dimostrazione che non ha coscienza di essere davvero l'ultima merda di questo mondo; dovrebbe vergognarsi anche solo al pensiero di denunciare chi lo chiama per quello che è, perché se in ultima analisi riuscisse a rendersi realmente consapevole di quello che ha fatto capirebbe lui stesso che non ci sono termini altrettanto veritieri per indicarlo.
postato da: statolaico alle ore 20:04 | Permalink | commenti
categoria:pensieri personali, pedofilia, livello di osservazione
Il Papa è una persona come te ma dice di parlare in nome di una divinità. Ti fidi di lui? L'ateismo libera l'uomo, le religioni lo incatenano. Tu da che parte stai?